giovedì 14 dicembre 2017

Numeri e psiche


Jung affermò una volta in un dibattito che il numero era la forma più primitiva dello spirito.
Per spirito egli intendeva un fattore ordinante attivo-dinamico, che agisce entro e dietro lo psichico inconscio.
Il numero appare tuttavia anche come quell'elemento spirituale-oggettivo che ordina insieme psiche e materia.
Il numero non solo è "posto" da un atto cosciente, ma è trovato "a priori" in natura; è una struttura dinamica o, per parlare più esattamente, una configurazione ritmica di energia che appare in modo isomorfo nell'ambito della realtà psichica e fisica.
Dal punto di vista psicologico potremmo considerare i numeri sotto due aspetti complementari: come quantità discontinue e come un unico continuum.
Quest'ultimo corrisponderebbe a un simbolo matematico dell'unus mundus.
Ogni numero naturale possiederebbe in questo senso quattro aspetti principali:
1) relazione con lo spaziotempo, geometrizzabilità (topologia);
2) quantità (misura);
3) ratio posizionale (ordine sequenziale), teoria dei gruppi;
4) qualità = specifica configurazione ritmica del continuum unitario.
È dunque possibile dimostrare empiricamente che l'intero ambito psichico, che Jung definisce inconscio collettivo, lo strato più sotterraneo dell'inconscio osservabile psichicamente, possiede una struttura di campo, i cui punti "carichi di energia" corrispondono agli archetipi.
I decorsi energetici in questo campo seguono un processo lineare irreversibile, e quindi determinano il tempo.
Anche la cosiddetta progressione dei numeri naturali è verosimilmente nient'altro che una sequenza di decorsi simili, creata da ritmi ordinatori.
Su di essi poggia il nostro senso del tempo e fors'anche, come ha supposto Pauli, la possibilità della precognizione parapsicologica.
È interessante notare che già nell'antica Cina la matematica valeva solo come scienza per la predizione del futuro!
I modelli comuni di movimento dell'energia psicofisica sono i numeri, che fondano nei loro ritmi di progressione l'idea di tempo e nella loro natura di campi l'idea di un ordine atemporale.
Ciò spiega perché le personificazioni mitologiche del tempo, come il suo Aion in Roma, Zervān in Persia, Kāla in India, siano chiare incarnazioni della polivalente energia psichica.
Il "campo" dell'inconscio collettivo, inteso come isomorfo al campo dei numeri naturali, non solo è organizzato in modo non occasionale né caotico-parziale, ma sembra, al contrario, subordinato a un centro energetico superiore.
In molte civiltà arcaiche la divinazione numerica è usata anche come tramite di contatto col mondo degli spiriti.
Se attraverso il tunnel tra psicologia e fisica atomica, venisse confermata l'idea di Jung, secondo cui l'archetipo dei numeri naturali sarebbe l'ordinatore delle aree della psiche e della materia, avremmo riguadagnato inaspettatamente la luce nel punto in cui si trovavano vecchie conoscenze e tradizioni del pensiero orientale a lungo dimenticate.
Ciò confermerebbe dal punto di vista empirico una vecchia convinzione dei buddhisti, secondo cui lo strato intimo e più profondo della natura umana, dove la nostra psiche si mescola con l'ignota totalità cosmica, è identico dappertutto.
Tratto da "Psiche e materia" di Marie Louise von Franz

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